Beh, facciamo finta di sì. Ed eccoci qui con colpevole ritardo a parlare nuovamente del viaggio estivo in Scozia con la scusa di andare all’Eurolambretta nell’Ayrshire. Proseguiamo il racconto prendendo ancora spunto da quanto, sera dopo sera, pubblicavo sui miei social per fissare i ricordi, un po’ come facevano le bambine col loro diario segreto a 10 anni.
MA COM’È GUIDARE A SINISTRA?
Uguale a guidare a destra, solo tutto al contrario 😅
Ci sono però dei momenti critici per noi europei. Quando parti da bordo strada e vai automatico a destra, quando svolti a destra e devi imboccare bene a sinistra l’altra strada, quando attraversi un incrocio e guardi dalla parte sbagliata se arriva qualcuno e, incubo, le rotonde al contrario 😅
Poi ce n’è un’altra: in Italia puoi anche guidare sovrappensiero perché stai in automatico nel lato giusto. Ecco qui non farlo perché andrai in automatico contromano 😬
Qui dovrei raccontare di come si è svolto e di come è stato organizzato l’evento. Partiamo quindi dalla location. Trattasi di un ippodromo, ovvero il Racecourse di Ayr, un luogo grande e abbastanza carino, una specie di ristorante/sala convegno / sala ristorante / lounge bar e chi più ne ha più ne metta. Insomma un posto la cui parte coperta, su più piani, vien buona per ogni occasione, come scoprirò domenica mattina. Intendiamoci, non è male. Il pian terreno è una grande sala per convegni o piccoli eventi fieristici, ed è il luogo dove era allestito un palco per il gruppo musicale, attorno al quale erano posizionati i tavoli dove consumare il catering. Al piano superiore un’altra grande sala simile alla precedente, a cui è annessa una ribalta vetrata con sgabelli e tavolini rotondi e alti, tipo louge bar, affacciata sulla gradinata che si sviluppa sul lato lungo di un classico ovale da corsa, ricoperto da un’erba ben tenuta.
Talmente ben tenuta che è vietato attraversare il circuito e, sorpresone, la zona glamping e camping si trova proooprio al centro dell’anello. Ma aspetta! C’è un altro sorpresone: siccome non puoi attraversare il circuito, l’unico modo per andare dal camping alle sale dell’evento e viceversa è uscire dall’ippodromo e farsela a piedi (o in Lambretta).
A parte questo strano disguido logistico che non mi ha permesso di vivere appieno il popolo delle tende, ripeto, la zona servizi del racecourse non sarebbe stata neanche male e comunque cazzomene, dato che io e Thomas avevamo affittato una bella camera in una guesthouse con un proprietario molto gentile. Come noterete nell’immagine del sito ho inserito anche la posizione del McDonald’s. Non a caso.
Durante le giornate passate ad Ayr mi accorgo che il tiro dello starter della Lambretta, un aggeggio che ruota, si fa sempre più resistente alla rotazione, finchè non si blocca. Sarà stata la salsedine dovuta alla vicinanza del mare? Oppure la tanta acqua presa?
Ecco, questo non mi si era mai rotto e quindi mai ci avevo messo mano, ma con qualche consiglio di Thomas, l’abbiamo sistemata. Nel mercatino, allestito solo stamane e verso le 14:00 già smantellato (??) ho potuto comprare il ricambio. Trattasi del manettino dello starter. Se non tira più il suo filo quando lo ruoti, non si apre più il condotto nel carburatore che arricchisce di miscela il carburante variando il rapporto stechiometrico fra aria e combustibile. In pratica se non funziona rischi di calciare all’infinito senza avviare il motore. Oppure spingi. Levando il vecchio, sporco di vernice, ho pensato persino che potesse essere in sede dal 66, anno in cui la lambretta uscì dalla fabbrica. Vedo che il ricambio nuovo è in metallo mentre il mio vecchio è in plastica, tipico del modello DL, per cui non era il suo originale. Poco male, ci siamo sporcati le mani ma ora si riparte normalmente 🙂
Del tempo trascorso al racecourse posso descrivere velocemente alcune cose che mi sono rimaste impresse:
il premio Battaglini vinto dal gruppo di Luca Gianaroli, che sono risultati i lambrettisti che hanno percorso più km per arrivare ad Ayr (molta invidia);
Sarai Lopez Fernandez, del Lambretta Club Triveneto, ragazza spumeggiante e vice presidente del Lambretta Club Italia;
il cibo pessimo;
il mercatino fulmineo;
i compagni del Lambretta Club Emilia Romagna assieme al grande vecchio Guglielmo Guidi, che sicuramente hanno organizzato il viaggio meglio di me e si sono divertiti il doppio.
Il cibo della dimenticabile “cena di gala” è stato servito all’interno di lunch box in polistirolo. Ecco quindi che quando si fa l’ora di tornare in albergo, io e Thomas ci guardiamo con lo stesso sguardo affamato ricordando che nel parcheggio dell’ippodromo c’è un McDonald’s. Senza pensare all’ora ci dirigiamo a passo spedito verso il ristorante per fare una sana integrazione al pasto, in modo da andare a dormire col sorriso. Quando si dice “comfort food”.
Certo è che non mi era mai capitato di andarmene da un raduno e infilarmi in un Mec.
Domenica 29 giugno 2025 – Ayrshire – Newcastle upon Tyne (280 km coast to coast)
EMOZIONANTE COME IL VENTO NEL GRANO
Ormai è chiaro. In ogni viaggio c’è una giornata emblematica in cui tutto va per il verso giusto.
Ma andiamo con ordine. Stamattina io e Thomas ci alziamo con calma e metto subito alla prova la sua pazienza mettendoci il doppio del tempo a preparare il mio bagaglio rispetto a quanto faccia lui. Salutiamo il gentile oste e ci spostiamo al Racecourse dove approfittiamo dell’ultima colazione del raduno. Raduno di cui non vi è già più traccia, sostituito da un mercatino locale dell’usato. Un po’ triste ma non importa, alle 10:00 abbiamo appuntamento con il resto della truppa, il sole finalmente splende ☀️ e io, Thomas, Tino ed Enzo siamo in attesa. Io sono un po’ spazientito, non so il programma della giornata e ovviamente ne sarei solo spettatore. Non so se tornerò mai in Scozia in Lambretta e non voglio essere in balia di pianificazioni altrui. Alle 10:40 finalmente arriva Markus, ma ancora manca Harald. Decido quindi di rompere gli indugi, imposto sul navigatore un coast to coast, mi scuso con Thomas e do appuntamento a tutti l’indomani sul traghetto.
Mai decisione fu più felice, col sole in fronte seguo il navigatore impostato su modalità “divertimento” e mi inoltro nell’ Ayrshire East, presto deviando, così a caso, verso il lago di Doon ed il relativo rudere del castello. Apparentemente maps non trova un modo per riprendere la strada se non ritornare sui miei passi, quindi torno velocemente al bivio e via di nuovo sulla Galloway Tourist Road. Ben presto il navigatore mi propone una svolta per la quale normalmente non avrei mandato il mio peggior ex socio Monkeys, ma voglio fidarmi e poco dopo ecco curve, ponti, panorami intervallati da aree boschive a tunnel, le cui foglie rendono l’asfalto maculato in giochi di luce e ombre da acquerello. Anche se il meteo è magnifico, il vento ogni tanto si fa sentire. Mi fermo a guardarlo accarezzare un campo di grano, come in una animazione di Miyazaki. Emozione pura a 1200 km da casa, in un posto dal nome strano, Moniaive.
Attraverso fiumi, vallate desolate con colline sullo sfondo e tante pecore ovunque, con le corna e le loro gambine nere da cartone animato. Ogni tanto un piccolo paesello, ma per strada raramente incrocio qualcuno. Guardo il contachilometri e ringrazio la sicurezza che mi dà il mio mega serbatoio, posso restare disperso ancora a lungo senza problemi di carburante 🙂
Torno su una strada più frequentata e leggo su un cartello “Hadrian’s Wall conlacca” 🤔
Aah! Il vallo di Adriano! E vuoi non (s)fregiarlo di un adesivo Monkeys? Pronti!
Torno di nuovo sui miei passi e continuo verso Newcastle pensando che ormai le emozioni siano terminate e invece mi trovo sulla A69, una strada fantastica fatta di scenografici salì-scendi degni delle montagne russe. Ad ogni risalita un panorama mozzafiato diviso in due da una lingua d’asfalto che scende e poi impenna verso l’alto. Ed è almeno la terza volta che ripeto “FANTASTICO!” dentro al casco, senza però potermi fermare a fare una foto senza divenire parte dell’asfalto in caso qualcuno mi tamponasse.
Arrivo a Newcastle. La sua periferia spezza l’incanto, ma non importa 🙂
Sono giornate come questa che ti fanno capire come a volte il miglior compagno di viaggio sia tu stesso. Non me ne voglia Thomas, avrei proseguito volentieri assieme a lui, e mi sono trovato molto bene. Ho cercato di convincerlo ma ha preferito rimanere ad Ayr con Tino, Enzo, Markus e Harald. Gli ho chiesto scusa allora per essermene andato da solo e ripeto le mie scuse anche ora.
Lunedì 30 giugno 2025 – Newcastle upon Tyne – Alston – Redcar (ca 220 km)
IL SOLE NON SPUNTA
Oggi parto con calma. Con la strada mozzafiato di ieri mi sono avvicinato troppo a Hull, così decido una nuova digressione sui brulli Pennini che, siamo sinceri, non sono granché. Trattasi di spoglie e ventose colline, che raggiungono raramente i 500m di altezza, piene zeppe di pecore appollaiate ovunque. Incrocio vari bikers, che evidentemente ritengono interessante questa “catena montuosa”. Alston mi sembra familiare ed infatti è il posto in cui c’era la bakery col cuoco cantante e la salsiccia annerita con la raschiatura di padella in cui io e Thomas abbiamo pranzato qualche giorno fa. Mi dico che l’Inghilterra non è tanto grande.. Il sole purtroppo raramente fa capolino fra le nuvole e non invita a fare foto. Comunque sia vado su e giù e poi giù e su per tutto il giorno, finché non decido di andare in spiaggia e scelgo a caso Redcar. La spiaggia è ampia e popolata anche se sono le 5:00 del pomeriggio e vedo gente in lontananza fare il bagno. Evidentemente c’è bassa marea perché sono davvero distanti. Sullo sfondo, una foresta di pale eoliche off-shore che, anche con la mia spiccata pragmaticità, trovo essere un pugno nell’occhio. Il programma per domani sarebbe fare tutti questi paesini turistici della costa, ma dopo l’assaggio della affollata Redcar, con semafori e tutto il resto, credo che cambierò programma. La verità è che questa parte di Inghilterra da sempre il suo meglio in campagna. Mi inoltro di nuovo verso il vicino entroterra per il pernotto e di nuovo mi dico: “CAMPAGNASHIRE!”
Per quanto mi riguarda, Redcar è un posto come un altro. Ma vengo contattato prontamente sui social dal Signor Eugenio, il quale mi fa notare la storicità del luogo. Faccio quindi una ricerchina stile “scuole elementari” e trovo su internet quanto segue, a beneficio mio e di chi legge:
Redcar, una cittadina costiera nel North Yorkshire, occupa un posto d’onore nella memoria collettiva della scena scooteristica britannica e internazionale, principalmente per il suo ruolo durante l’epoca d’oro dei National Scooter Rallies negli anni ’80. Il momento più iconico è senza dubbio il raduno dell’ottobre 1985. In quell’occasione, la città fu letteralmente invasa da oltre 3.000 scooteristi (alcune fonti dell’epoca parlarono di cifre anche superiori). Fu uno dei raduni più grandi e discussi del decennio. Nonostante i timori della polizia e dei residenti per possibili scontri (eredità della rivalità Mod/Rocker degli anni ’60), il raduno fu ricordato per l’incredibile impatto visivo di migliaia di Vespa e Lambretta parcheggiate lungo la passeggiata a mare. Fu anche un successo commerciale enorme per pub e cafè, segnando il passaggio dei raduni da eventi “di nicchia” a fenomeni di massa capaci di sostenere l’economia di intere località balneari. Il Coatham Bowl è stato il cuore pulsante dei raduni a Redcar. Questa storica sala concerti (demolita purtroppo nel 2014) ospitava le “night dos” e le “all-nighters”, dove la musica Northern Soul, Ska e Mod revival risuonava fino all’alba. Vedere centinaia di persone ballare con le caratteristiche “patch” cucite sui parka o sui giubbotti di jeans in questo spazio è un’immagine simbolo della cultura Scooterboy. Redcar è stata fondamentale nel consolidare l’estetica e l’attitudine degli Scooterboy degli anni ’80. A differenza dei Mod più “puristi” e attenti all’abbigliamento sartoriale, gli scooteristi che frequentavano Redcar facevano parte di una generazione che viaggiava per centinaia di chilometri su mezzi elaborati, dormiva in tenda (spesso sfidando il meteo proibitivo del Mare del Nord) e personalizzava gli scooter con verniciature spettacolari. Dopo una pausa di quasi vent’anni, il raduno di Redcar è stato ufficialmente ripristinato nel 2014. Questo ritorno ha dimostrato che la città non era solo un ricordo nostalgico, ma un punto di riferimento ancora vivo. Oggi, i raduni a Redcar attirano sia i veterani degli anni ’80 sia le nuove generazioni, mantenendo viva la tradizione dei raduni nel Nord-Est dell’Inghilterra insieme a località come Scarborough e Whitby.
Lunedì 1 luglio 2025 – Guisborough – Hull (ca 235 km)
CONIGLI STIACCIATI
Oggi ho tantissime cose da raccontare, oppure “troppissime” per dirla come Dario VIGO 😅
Ma partiamo dalla fine. Arrivo con un paio di ore di anticipo al porto e salgo sul traghetto. Cerco di vedere se ci sono, già parcheggiate e legate, le due lambrette degli amici tedeschi, ma non le vedo. Salito e accomodatomi davanti ad un birrone, scrivo a Thomas il quale risponde che stanno cenando al porto e poi arrivano. Ok allora mi sposto verso il buffet anch’io. Dopo un’oretta mi chiama Thomas. Dice che gli hanno chiuso i cancelli in faccia e non li fanno salire. Un bel problema per loro, ma anche per me. Accettando di viaggiare con Thomas ed il furgone, ho allungato il viaggio, quindi domani sarò più distante e senza furgone, ovvero più di 1200 km su ruota in soli 2 giorni. Confesso che non so se ce la farò.
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Ma veniamo ad oggi. Se domenica, grazie al sole e al fantastico tragitto, la giornata ha meritato un voto 9, oggi tutto sommato, anche senza sole, un 7 pieno se lo merita.
Parto con molta calma dal pub in cui ho dormito e mi inoltro nel North York Moors National Park. Il paesaggio è molto migliore rispetto ai Pennini di ieri e i campi coltivati si alternano alle solite colline che vorrebbero essere montagne. Devio verso i ruderi di una abbazia e mi fermo a parlare con un signore sopra una di quelle nuove Honda Monkey, davvero belle nel loro sembrare un giocattolino. Gli regalo un nostro adesivo per scherzo e lui subito mi fa il grande piacere di attaccarlo 🙏
Proseguo perdendomi nell’East Yorkshire, rivalutandolo grandemente. Le strade sono delimitate da siepi a destra e a sinistra, ma quando c’è un varco si vedono gialli campi di grano che si accendono vivacemente se il sole fa capolino. Proseguendo finisco su un’altra di quelle favolose strade ricche di saliscendi, però questa è particolare. Dopo un po’ si intravede un grande obelisco. Un mega simbolo fallico ad indicare che chi possedeva questi terreni era decisamente facoltoso. L’obelisco in mezzo alla rotonda indica il castello di Howard. Continuando i saliscendi si arriva ad una grande porta, forse parte di una vecchia cinta muraria. Ancora un km sueggiú ed ecco un’altra porta… Ancora un km e troviamo una colonna con gradinata.. Insomma questi Howard dovevano essere una potenza, e la strada è assolutamente monumentale 🤩
Vago ancora per lo Yorkshire e poi mi dirigo verso Hornsea per percorrere la costa verso Hull. Scelta felicissima fatta di curve e controcurve fra il grano dorato. Rischio di essere ripetitivo ma me la sono proprio goduta 😄
Ma perché “conigli stiacciati”? Beh, la quantità di conigli grandi e piccoli schiacciati per strada in Inghilterra è davvero impressionante. Più del doppio dei ricci asfaltati da noi. Davvero si varia dal coniglione adulto ancora riconoscibile, al piccolo cucciolotto trasformato in una informe pallina di pelo. E proprio mentre ragiono sul fatto che, essendoci così tanti cadaveri, la probabilità che un bunny passi anche sotto una delle mie Haidenau mi pare alta, ecco che un piccolissimo coniglietto si lancia la dove nessun Oryctolagus è mai giunto prima, ovvero dall’altra parte della strada. Mi schizza velocissimo davanti alla Lambretta che nemmeno ho il pensiero di frenare. Davvero un fulmine. E altrettanto velocemente si gira su se stesso, frena di culo e di zampe posteriori in derapata e torna in stile Flash da dove è venuto, salvandosi. Ora capisco tanti cartoni animati della mia infanzia 😄
E qui ci salutiamo cara Inghilterra ❤️
Martedì 2 luglio 2025 – Rotterdam – Strasburgo (603 km)
CHE SPRECO
Non sono mai stato in Olanda, Belgio, Lussemburgo, né in Alsazia.. E mi tocca attraversare tutti questi bei posti in autostrada, me tapino! 🦆
La temperatura è davvero alta in autostrada. Ogni 100 km mi fermo per idratarmi e sgranchirmi e ogni 200 km metto gasolio per sicurezza. Sono partito con poco olio per la miscela perché non contavo di farla tutta su due ruote, quindi la prima cosa che cerco stamattina è un bel litrozzo di olio 2T per sistemare la pratica e per il resto, mi dico, vediamo dove arriviamo. Sono in strada verso le 9:00 di mattina e arrivo a Strasburgo esattamente alle 20:00.. Quindi 11 ore in sella e percorro metà della strada. Se continuo così potrei anche farcela. La scelta per domani è farmi tutta la Svizzera in autostrada risparmiando 3 ore oppure farla per strada normale e risparmiare 40 euri (e bisogna anche considerare che le previsioni meteo non sono stupende. Io conto di essere in strada per le 8:00, quindi di tempo dovrei averne..
Ma chi trovi in mezzo alla Svizzera?? Phil Drowley e Mark Kelly ,ovvero 2/3 dei Manx in discesa dall’isola verso il Dolomiti Lui Experience versione veneta!
È stato davvero un piacere, così anche quest’anno siamo riusciti a vederci.. E chissà, tra 365 giorni da adesso? 😉
Beh, avendoci messo così tanto a scrivere questa seconda parte posso dirlo: ho rinunciato a partecipare all’Eurolambretta 2026 in Austria e, nonostante al mio ritorno avessi pensato che difficilmente sarei tornato in Gran Bretagna, eccomi qui con un hotel e un traghetto già prenotati per Douglas e l’Isle of Man Scooter Rally 2026!
Ma sono riuscito a rientrare in Italia e al lavoro giovedì 3 luglio? La risposta è sì. Rientrato in autostrada a Strasburgo la mattina del 2 luglio ne sono uscito in una qualche maniera a Parma Ovest nel tardo pomeriggio, con un caldo infernale. Al casello la Lambretta, dopo 1200 km ai 90 orari, faticava a scendere di giri come se stessi rimanendo senza gasolio, ma con parecchi sussulti mi porta fino a 5 km da casa e si ferma. Sotto l’ombra di un cavalcavia metto in pratica il rito scaramantico del cambio candela, La lambretta si accende ma sussulta per un altro km, fermandosi nel mezzo di uno stretto ponte sulla via Emilia. Allora giro lo starter e procedendo al minimo arrivo fin quasi a casa. E’ chiaro, col senno di poi, che il problema è il carburante, ma ci arrivo dopo aver fatto una manutenzione completa di cuscinetti e paraoli al motore, che comunque era necessario dopo 38000 fedeli km. Saltando alle conclusioni, il problema era il carburatore sporco, ma seppur con una pulizia approfondita, il PHBL 24 non ha più voluto saperne di tornare a viaggiare con me.
Considerazione finale
Viaggiare in Lambretta è davvero bellissimo. Essere a centinaia di km da casa e poter contare solo sul tuo scooter (e su booking), ti da un senso di libertà strano, come se non dovessi tornare più indietro. Anche quando il viaggio sembra noioso o mal congegnato, vedi lo scorcio di un panorama inaspettato e di colpo tutto prende valore. In questo caso particolare, la mia trasferta verso la Scozia è stata studiata davvero male, nonostante fossi conscio di andare in un posto che (forse) avrei calcato su due ruote da 10 pollici solo quella volta nella vita. Ciononostante, come avete letto fin qui, di cose interessanti ne ho viste e con alcune scelte drastiche ho raddrizzato la mia vacanza. Da questa esperienza parto per pianificare, nel giugno 2026 il prossimo viaggio all’Isola di Man prendendomi, stavolta, tutto il tempo per rientrare con la dovuta calma.
Molto bello fammelo girare sul notiziario o manda l’articolo ad Argenti e te l’orario pubblicare
Grazie del suggerimento Guglielmo, l’ho contattato!